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CARLO VECCHIO NEPITA

  • Immagine del redattore: Francesca
    Francesca
  • 10 gen 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

CARLO VECCHIO NEPITA - Live River Music Vintage Club


Oggi vi voglio scrivere di un musicista che ha davvero tanto da dirvi e vi assicuro che ci riesce alla perfezione anche senza parole... come? Non solo tramite la musica ovviamente ma anche attraverso la fotografia... vi presento Carlo Vecchio Nepita!

Inizio subito dicendovi che è entrato a far parte del mondo della musica da quando aveva soltanto 4 anni grazie ai suoi genitori che capirono prima del tempo quale fosse la sua vocazione artistica! Da li in poi fu tutto in salita perchè nel tempo fu affiancato ad un maestro di solfeggio e teoria musicale per poi passare allo studio della tromba fino all'età di 19 anni. Nel metre, ebbe un imprinting tutto Jazz per poi avvicinarsi al mondo della musica Ska e Rhythm and Blues ma tutto questo soltanto per dirvi che nonostante sia nato in un giorno di Ottobre, la sua vera "Epifania" come lui stesso dice, fu più precisamente il 20 Febbraio del 1996 quando tornato da una normale giornata passata a giocare a calcio, entrò in casa e vide per la prima volta in televisione proprio lui... il Boss, Bruce Springsteen che era ospite al festival di S.Remo e fu il momento esatto in cui nacque il vero Carlo Vecchio Nepita! Da quel momento in poi iniziò ad interessarsi ancora più fortemente alla musica, soprattutto al cantautorato non solo italiano ma anche americano avvicinandosi anche al genere Rock e Folk.

Il concerto che ci ha dato modo di vivere al River Music VIntage Club è stato davvero sorprendente perchè ci ha tenuti li davanti, incollati ad ascoltarlo travolgendo naturalmente i presenti... soltanto lui e la chitarra, la sua voce e noi ad ascoltare.

La musica...questa piccola parola che è però in grado di rappresentare e nascondere un vero universo... la musica, che per Carlo è tutto, la vede come forma ancestrale in quanto è da sempre presente tra canti suoni e balli perchè è parte stessa della vita in ogni situazione ogni giorno.

Ma torniamo ad un momento cruciale, ovvero, il momento in cui Carlo iniziò ad imparare a suonare la chitarra a liceo grazie al suo professore di italiano e latino Claudio Lolli - nonchè grande cantautore e scrittore bolognese cui un consiglio sarebbe proprio quello di riscoprire questo artista - che gli insegnò proprio i primi accordi con la chitarra e da allora ebbe inizio la sua grande passione ed il suo percorso musicale. Grazie a questo percorso ha avuto la possibilità di conoscere e suonare con tanti grandi musicisti ma il Carlo Vecchio Nepita solista che conosciamo ora è arrivato molto tempo dopo, quando non gli bastava più soltanto "suonare" ma voleva studiare per immergersi completamente in un nuovo ma non così lontano mondo, un mondo racchiuso per lui solo in una parola: Blues!

L'intento principale di questo suo progetto è proprio quello di portare il blues in giro come forma ancestrale, musicale e culturale proprio come avvenne agli albori in quanto all'epoca non era facile trovarsi tra più persone per suonare assieme o per formare delle band date le distanze chilometriche, la schiavitù e tutto ciò che comportava la vita in quegli anni che era davvero difficile e proprio da quì ecco l'idea di Carlo, l'idea di tornare a suonare in solitaria continuando a studiare il blues in ogni sua forma possibile (musica, libri, film e conversazioni con altri artisti e appassionati) e tutto questo fu possibile anche grazie al suo mentore e amico Massimiliano Coniglio che diede modo a Carlo di immergersi sempre di più nello studio in ogni sua forma del Blues ma nel contempo divertendosi e ora suonando in posti sempre nuovi facendo appassionare a questo genere musicale non solo chi lo conosce ma soprattutto i nuovi ascoltatori.

Sentendosi più artista che compositore, Carlo racconta che al momento preferisce reinterpretare dei brani riproponendoli sentendoli a suo modo come ad esempio: "Walking Blues" o "Death Letter Blues" e durante il live al RMVC vi assicuro che ci è davvero riuscito!

Per Carlo il blues non è solo musica... è anche fotografia! Sì, perchè è anche fotografo e vi consiglio di seguirlo visitando la sua pagina Instagram in quanto le sue foto parlano davvero a chi sa ascoltare col cuore. La fotografia è il modo che ha per raccontare sè stesso ed interpretare il suo mondo, il suo modo di vedere tramite l'essenzialità e questa è una grande affinità che Carlo ha col blues perchè non fa solo semplici inquadrature, guarda con l'anima ed è una cosa cui sono pienamente d'accordo in quanto la fotografia non è semplicemente inquadrare e scattare solo qualcosa di bello, ma è vedere con gli occhi dell'anima fissando un ricordo indelebile per poi interpretarlo dandogli maggior vita coi colori o come nel suo caso, semplicemente in B/W.

Carlo ci racconta che "essenzialità" è un termine a lui ricorrente in quanto lo lega non solo alla musica blues ma anche alla sua fotografia; essenziale come avere solo una chitarra e un solo obiettivo per arrivare a conoscerne pregi e difetti, per non aver più limiti perchè avere due o tre chitarre fa sempre comodo come anche portarsi più ottiche, proprio per avere quella comodità e certezza di poter cambiare velocemente strumento ma, è proprio quando si torna ad utilizzare solo l'essenziale che si impara e dalla necessità di superare questi limiti abbattendoli non solo con la conoscenza ma anche con la consapevolezza di arrivare ad un risultato davvero unico.

Per lui la fotografia è soggettiva in quanto i colori distorgono un po la verità dal momento che non sono sempre uguali e non li interpretiamo tutti allo stesso modo in quanto esistono toni caldi, freddi e saturazione ma il B/W... quello non può ingannare perchè ci fa tornare all'essenza del concetto che ha Carlo per la fotografia, trasmettendo un messaggio "oltre" di colui che stà fotografando... il B/W è verità:

"Spesso i ritratti dicono molto più del fotografo rispetto al soggetto stesso e quello è un ottimo lavoro, altrimenti sarebbe soltanto una scansione"

Guardando attentamente i suoi scatti possiamo notare un B/W aggressivo, senza compromessi e decisamente in linea con la sua interpretazione del blues che, come anche nei testi originali dei brani d'epoca, erano diretti e di poche parole ma estremamente essenziali. Lo erano in quanto la cultura del popolo di colore era limitata e quindi le loro canzoni non potevano che andare dritte al sodo, alle emozioni nude e crude al contrario di oggi in cui ci ritroviamo spesso a voler o dover analizzare certi testi perchè troppo velati o nascosti da metafore alle volte gigantesche da interpretare e capire prima di arrivare all'essenza. Loro erano li in quel momento e in quel momento cantavano ciò che sentivano: l'essenziale.




 
 
 

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